Un lavoro che prende forma nell’incontro tra esperienza, corpo e immagine
Formazione e radici teoriche
Il mio lavoro si colloca nell’ambito della Psicoterapia della Gestalt e della Psicologia Analitica (junghiana).
E prende forma a partire da una formazione radicata nella psicoanalisi.
Mi sono formata in Psicologia Clinica e Dinamica presso Sapienza Università di Roma, dove ho studiato la psicoanalisi classica e i suoi sviluppi.
Il pensiero di Sigmund Freud, insieme ai contributi di Donald Winnicott e John Bowlby, ha costituito la base del mio modo di intendere il funzionamento psichico e la relazione terapeutica.
L’integrazione tra Gestalt e Psicologia Analitica
La specializzazione post-lauream in Psicoterapia Gestalt Analitica ha rappresentato un passaggio ulteriore.
Ho approfondito la fenomenologia di Edmund Husserl, la filosofia esistenzialista e la teoria del campo di Kurt Lewin.
Questa base è entrata progressivamente in dialogo con la Gestalt Therapy e con il pensiero di Carl Gustav Jung.
Insieme ai contributi di James Hillman e Donald Kalsched.
Soprattutto rispetto al lavoro con le immagini e alla dimensione simbolica.
Il lavoro con il corpo
L’attenzione al processo corporeo si è sviluppata anche attraverso lo studio dei contributi di Wilhelm Reich e Alexander Lowen che approfondito il legame tra corpo, emozione e organizzazione dell’esperienza.
È in questo passaggio che il mio modo di lavorare si è trasformato:
dalla centralità dell’interpretazione verso un’attenzione più diretta all’esperienza.
La pratica clinica
Per me, la terapia è uno spazio di incontro.
Corpo, emozioni, immagini e parole emergono e vengono osservati all’interno della relazione terapeutica.
L’obiettivo non è applicare spiegazioni già date.
Ma permettere che l’esperienza prenda forma e significato nel qui e ora.
Il corpo, in particolare, è una via di accesso fondamentale.
Tensioni, posture e variazioni del respiro rendono visibili aspetti dell’esperienza
che non sono ancora organizzati a livello verbale.
Lavorare a partire da questi segnali significa intervenire su un piano in cui il cambiamento può iniziare prima di una comprensione pienamente consapevole.
Questo orientamento si è consolidato anche attraverso l’integrazione con la psicofisiologia clinica e con pratiche corporee come lo yoga, in particolare il yin yoga che hanno affinato nel tempo il mio modo di osservare e utilizzare i processi somatici in seduta.
Immaginazione e mondo interno
L’immaginazione costituisce un altro asse del lavoro.
Le immagini non vengono trattate come contenuti da interpretare.
Ma come esperienze da attraversare.
Sogni, ricordi, riferimenti artistici — pittura, cinema, scrittura —
permettono di entrare in contatto con dimensioni dell’esperienza che non si esprimono solo attraverso il pensiero.
Ricerca contemporanea e visione integrata
Accanto alla formazione psicoanalitica, il mio lavoro è influenzato anche da ambiti di ricerca più recenti.
Come l’Infant Research e le neuroscienze che hanno approfondito il legame tra esperienze precoci, regolazione emotiva e dimensione corporea.
Il mio approccio nasce da questo intreccio.
Non è l’applicazione di un modello unico.
Ma un lavoro che prende forma nel tempo, nel “campo” della relazione terapeutica.
