Ezechiele 37:1-14

Dalle ossa sparse nella valle, al corpo ritrovato nel blues: il valore del lavoro corporeo per contattare l’auto-sostegno in psicoterapia.

Quando il profeta Ezechiele arriva nella valle di ossa inaridite, Dio lo rassicura e lo invita a preannunciare che quelle ossa sparse verranno risuscitate e ricomposte in un unico corpo.

Questo passo parla del popolo di Israele e la missione è riconsegnargli il paese cui appartiene.

“Dem Dry Bones”, una spiritual song composta all’inizio del secolo scorso, si ispira proprio a un verso di questo episodio (Ez 37:7), concentrandosi in particolare sul tema delle ossa sconnesse. Ogni osso viene nominato e riconnesso a quello successivo, a partire dall’osso del piede salendo via via fino alla testa e viceversa, finché, ricostituito un corpo intero, le ossa collegate torneranno a trotterellare in giro. È comprensibile come un simile componimento, vista la giocosità che lo caratterizza, sia diventato un must anche nel repertorio canoro delle gite dei bambini americani.

Uno degli intenti del lavoro terapeutico è restituire a ogni parte del corpo la funzione di appoggio che le compete e liberare il fisico dalla tensione, per poter entrare in contatto con le sensazioni e avviare un dialogo con i bisogni.

I bisogni sono la linfa dell’esistenza: apprendere ad ascoltarli e corrisponderli è indispensabile per il benessere psicofisico, perché, se non conosco quello che provo, non so come muovermi nel mondo, nel vero senso della parola, per esprimermi e per cercare quel che meglio si sposa con le mie esigenze.

Il corpo, quindi, rappresenta indiscutibilmente l’alfa e l’omega del contatto: la sua integrità e la stabilità mi permettono di sentirmi intero e di fare dei movimenti verso il mondo, esplorarlo, manipolarlo, assimilarne il nutrimento (o rifiutarne gli elementi dannosi) e realizzare un contatto pieno.

Tutte le parti del corpo, in connessione reciproca, contribuiscono a sorreggere la persona.

(…) Toe bone connected to the foot bone Foot bone connected to the heel bone Heel bone connected to the ankle bone Ankle bone connected to the shin bone Shin bone connected to the knee bone Knee bone connected to the thigh bone Thigh bone connected to the hip bone Hip bone connected to the back bone Back bone connected to the shoulder bone Shoulder bone connected to the neck bone Neck bone connected to the head bone. Now hear the word of the Lord. Dem bones, dem bones gonna walk around. (…) *

Se anche una di queste componenti non si fidasse delle altre, il peso non sarebbe distribuito equamente e il fisico andrebbe in sofferenza. Il sovraccarico di “un osso”, alla lunga, non solo porta alla sua usura, ma renderà invisibile “l’osso vicino”, divenuto un peso anziché un appoggio. Un distretto corporeo farebbe più fatica di un altro e, di conseguenza, potrei percepirmi in maniera parziale, o sconnesso appunto, potrei fare difficoltà a decifrare sensazioni e bisogni, venire privato di energie indispensabili a costruire la vita che voglio insomma. 

Ad esempio se il collo non poggia con fiducia sul resto del corpo, può finire con l’irrigidirsi per riuscire a reggere da solo il peso della testa. Una parte del corpo irrigidita ostacola il passaggio di informazioni fino a provocare l’isolamento di alcune regioni.

Nel corso della crescita ognuno di noi sviluppa questi aggiustamenti corporei, soluzioni creative per adattarci a un mondo complesso (dentro e fuori). La buona notizia è che possiamo prestare attenzione a queste tensioni, dare loro un senso e allentarle attraverso esercizi che ci restituiscono una maggiore consapevolezza.

Riconoscere l’auto-sostegno imparando ad affidarmi a ogni parte del corpo, così come alle fonti di sostegno esterne (per esempio la poltrona su cui siedo) devono essere aspirazioni costanti in psicoterapia attraverso l’attenzione al corpo. Un intervento che ignora il corpo non può dirsi psicologico. Una terapia basata, ad esempio, esclusivamente sull’analisi dei sogni, per mezzo della sola interpretazione fornita da un terapeuta-guru, rappresenta una forma obsoleta e limitata di cura della persona.

Naturalmente ascoltare musica è un’esperienza estetica a cui mi piace semplicemente lasciarmi andare; “Dem Dry Bones” è anche una suggestione: una sorta di ricognizione corporea in musica che descrive, onora e rianima l’armonia del corpo.

Queste riflessioni sono liberamente ispirate a testi di riferimento nel campo della psicoterapia, come quelli di Reich e Lowen, di Perls e dei Polster e di Hillman. Il testo dello spiritual è da Wikipedia; Ez 37:1-14 è uno dei testi profetici della tradizione ebraica.

* Traduzione dall’inglese: “Osso del dito connesso all’osso del piede, osso del piede connesso all’osso del tallone, osso del tallone connesso all’osso della caviglia, osso della caviglia connesso all’osso della gamba, osso della gamba connesso all’osso del ginocchio, osso del ginocchio connesso all’osso della coscia, osso della coscia connesso all’osso del fianco, osso del fianco connesso all’osso della schiena, osso della schiena connesso con l’osso della spalla, l’osso della spalla connesso con l’osso del collo, osso del collo connesso con l’osso della testa. Ascoltiamo la parola del Signore. Queste ossa torneranno a camminare“.

© Tutti i diritti riservati

Pubblicato da Maristella Nitti

Psicologa Psicoterapeuta

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