Quando i sensi restituiscono senso

Body process e biografia: come il lavoro sul non verbale in psicoterapia getta luce sulla propria storia.

James Kepner è uno dei pionieri del lavoro corporeo in psicoterapia. Nel suo libro divenuto un classico della psicoterapia corporea scrive che la struttura corporea è come un dialogo cristallizzato tra le parti del sé in conflitto.

Questo blocco è doloroso, ma mantiene un “equilibrio di potere”, il potere assoluto imposto da una delle parti.

Che vuol dire?

Noi tutti possediamo una struttura corporea biologica, comune alla specie e frutto dell’adattamento attraverso l’evoluzione.

Tuttavia l’esistenza, unica per ogni individuo, plasma il nostro pensiero così come il modo in cui ci incarniamo, modellando una struttura corporea di adattamento: posture, tensioni e atteggiamenti specifici, usati costantemente nel tempo per rispondere alle richieste dell’ambiente, si cristallizzano nella muscolatura, diventando fissi.

Da questa specie di fermo immagine incarnato può derivare l’esperienza di viversi divisi e tale vissuto, a volte, può spingere a cercare una terapia.

Si tratta di un disagio che può dipendere da un senso di frammentazione e dall’erronea identificazione di una parte con il tutto: ci immedesimiamo consapevolmente con alcuni aspetti della personalità, mentre altre qualità polari vengono alienate, messe in Ombra.

Rinnegare funzioni del sé, però, significa allontanare anche il lato corporeo che vi è coinvolto. Infatti il sé è incarnato: viviamo attraverso canali fisici oltre che psicologici e ogni polarità ha le proprie radici nelle sensazioni corporee.

Questa fissità è adattiva, ci difende e ci mantiene in piedi creativamente; tuttavia, proprio come una corazza, al contempo esclude il sentire dalla consapevolezza.

Lo scopo della terapia è trasformare le strutture fisse in processi vivi e integrare ciò che è stato rinnegato e alienato.

Come?

Muovendo da una visione olistica della persona è indispensabile esplorare il significato legato al mantenimento di quella determinata struttura, perché il fine dello sviluppo della personalità non è il mero cambiamento fisico bensì la trasformazione della persona come unità integrata.

In psicoterapia ricerco modalità utili al paziente per fare esperienza del proprio corpo pienamente: assecondo o costruisco momenti che possano riportare l’esperienza corporea in primo piano nel qui ed ora della terapia. L’obiettivo è accrescere la consapevolezza, acquisire il senso del processo, avvicinarsi alla radice del conflitto sottostante la struttura statica.

Dai fenomeni corporei e dagli esperimenti fisici che rendono la struttura processo vivo, emerge il tema, il significato della struttura nel qui ed ora; ha così inizio la verbalizzazione dell’esperienza e la costruzione di un dialogo verbale tra le parti, per rianimare quella conversazione che era rimasta congelata. La resistenza, il blocco, la tensione che non vanno eliminati, ma trasformati in motore per l’espressione delle e-mozioni.

Più sensazioni sono accessibili alla consapevolezza, più la persona conosce accuratamente i propri bisogni.

Per questo è importante che stabilire un contatto radicato con il proprio terreno sensoriale, attraverso lo sviluppo della capacità di grounding al senso di realtà. Il senso di realtà è basato sulle nostre capacità sensoriali orientate verso l’interno (propriocezione, cenestesia, sensazioni viscerali) e verso l’ambiente per mezzo dei cinque sensi.

Un sé senza grounding non ha senso di realtà, è desensibilizzato. Attraverso attenzione selettiva, interferenza con la respirazione e contrazione muscolare cronica, allontana le sensazioni spiacevoli e i bisogni che non possono essere soddisfatti o in conflitto con credenze apprese.

Ri-sensibilizzarsi

Per raggiungere una buona sensazione occorre prestare attenzione all’esperienza corporea, per esempio una tensione, partendo dalla respirazione continua e regolare. Toccare direttamente la parte interessata può aiutare a riconoscere e sensibilizzare le parti contratte, doloranti o dimenticate. Il lavoro corporeo in terapia è rifinito dalla descrizione della sensazione attraverso delle affermazioni. Questo è molto utile per connettere l’Io con l’esperienza corporea e per avvicinare lo stato corporeo allo stato esistenziale.

Nel mio lavoro mi impegno a costruire un ambiente sano e sicuro in cui poter incontrare l’Altro, immaginare, sentire, esprimersi e trasformarsi senza il peso di giudizi e aspettative. Proprio per questo credo che la psicoterapia, grazie ai confini solidi e all’apertura che la contraddistingue, sia uno dei luoghi ideali per prendersi cura di sé pienamente rivolgendo l’attenzione al corpo.

Per questo breve articolo mi riferisco ai lavori di Reich, Lowen, Perls, oltre al citato Body Process: working with the body in psychotherapy di Kepner, edito originariamente da Gestalt Institute of Cleveland Press, New York, nel 1986.

© Tutti i diritti riservati

Pubblicato da Maristella Nitti

Psicologa Psicoterapeuta

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