Cinema e Psiche | Au revoir Belmondo

Jean-Paul Belmondo fotografato a Zurigo da Jack Metzger nel 1962. Fonte Wikimedia Commons.

Fino all’ultimo respiro ovvero: cambiare l’aria del cinema per sempre.

Con À bout de souffle, nel 1960, Godard sancisce il passaggio al nuovo cinema rischiando tanto quanto il protagonista del film manifesto della Nouvelle Vague. La visione di Godard introduce innovazioni cinematografiche rivoluzionarie figlie della spavalderia di classe che lo contraddistingue. Ad esempio, colloca Coutard (direttore della fotografia) sul sedile posteriore a girare le scene in macchina su strada, all’aria aperta, non più in studio come si preferiva all’epoca.

Il ladro Michel, interpretato dall’indimenticabile Jean-Paul Belmondo, è pronto a tutto pur di essere quel che è: se stesso fino all’ultimo respiro. Perché il pneuma è il soffio vitale che ci accompagna dalla nascita, il ritmo del prendere e del lasciare, attivo e passivo, e ci corrisponde, adesivo, vita natural durante.

Michel è alla guida, cappello e sigaretta, mentre vaneggia sull’onda dell’euforia di chi sa e vuole essere a tutti i costi quel che è, senza “frenare mai“.

É normale: i delatori denunciano, i ladri rubano, gli assassini uccidono, gli innamorati si amano” – afferma Michel: lui è un ladro e ruberà fino all’ultimo respiro.

Belmondo se n’è andato ieri, lasciando gli appassionati di cinema senza respiro e consegnandosi così alla ritrovata eternità.

Elle est retrouvée. Quoi? L’éternité.  Pierrot le fou, 1965