Cinema e psiche | Una nuova immagine per una vecchia cerimonia

Il disco di Leonard Cohen da cui è tratta Who by fire si intitola New Skin for the Old Ceremony e riporta in copertina un’immagine alchemica tratta da un’incisione su legno del XVI° secolo che illustra una coniuctio oppositorum. Riunirci davanti un caminetto non è forse la versione attuale/“New Skin” della vecchia cerimonia/“for the Old Ceremony” di stare intorno al fuoco?

Dalle danze ai sacrifici, dai riti di passaggio a quelli di purificazione, il fuoco è spesso il centro nei rituali, a volte ne è lo strumento. Il caminetto è un fuoco addomesticato, sinonimo di calore, comfort, raccoglimento, relax, sicurezza, atmosfera, romanticismo. Nelle fiabe simboleggia il centro della famiglia e della società e anche la trasformazione (Kast).

Al cinema il caminetto è l’ambientazione per le scene d’amore, per fare il punto della situazione e “mettere a fuoco” i sentimenti, i pensieri, un piano. A volte è un canale che spinge il fuori/pericolo, dentro/in casa (gli Uccelli di Hitchcock e i pipistrelli in Batman); spesso è un catalizzatore di paure e preoccupazioni, nel fuoco del caminetto vengono gettate le prove, per distruggerle o per dimenticarle. Nei suoi capolavori, Hitchcock, fa sempre un uso metaforico del caminetto e del fuoco (c’è l’imbarazzo della scelta; tra gli altri: Rebecca e Vertigo).

In Quarto Potere troviamo due scene di irripetibile maestria che vedono il caminetto protagonista. In una il caminetto, grazie a un’inquadratura magistrale, appare smisurato rispetto ai protagonisti, persi nelle distanze di una casa sproporzionata. Nella scena finale il fuoco nel caminetto riassume tutte le caratteristiche dell’elemento. Chi è Kane? Nel fuoco viene gettato un oggetto del puzzle della vita del protagonista: si tratta di un fuoco che distrugge (il fuoco polverizza l’oggetto-pars pro toto) e, al contempo, onora l’esistenza di un uomo in quanto mistero, un uomo che è più della somma delle parti.

“Ora sento di doverle dire qualcosa a proposito di queste fantasie. (…) Al momento esse sembrano piuttosto esili e piene di ripetizioni degli stessi motivi. Mancano di fuoco e calore. Dovrebbero bruciare di più. (…) Lei deve rimanere più a lungo in esse, cioè deve essere il suo sé cosciente e critico in loro, facendo valere il suo giudizio e la sua facoltà critica”.

Jung, La trasformazione della psicoterapia

Ti invito a riflettere…

Che cosa ti porta a inaugurare un’avventura e a persistere in un’impresa?

Dove trovi la forza di affermare le tue idee?

Quando ti senti viva, accesa, ardente di passione?

Che accade quando mandi in fumo un progetto o tutti i tuoi risparmi?

Che succede quando si spegne una relazione?

Cosa ti impedisce di andartene anche quando non ne puoi più?

Cosa ti scalda? E quando ti surriscaldi?

Quando prendi un abbaglio?

Insomma… Cosa ti infiamma?


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© Maristella Nitti